Ripensando a Karim Rashid e Kasa Digitalia

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Una delle principali attrazioni dello scorso Fuorisalone è stata sicuramente “Kasa Digitalia”, l’installazione progettata da Karim Rashid (vecchia conoscenza di DTS) per Abet Laminati alla Triennale. Un’esplosione di forme e colori inusuali pienamente nello stile del designer egiziano-americano, senza dubbio uno dei principali trend-setter dell’estetica globale contemporanea. Abbiamo ripreso in mano le foto scattate durante la nostra visita, e da lì sono partite alcune riflessioni.

Questa installazione era realizzata interamente con superfici laminate, soluzione tradizionalmente più economica di un laccato o una ceramica, ma che grazie alle sue caratteristiche di luminosità e continuità superficiale può offrire soluzioni esteticamente molto interessanti e fuori dagli schemi. Anche per chi lavora con altri materiali infatti la provocazione qui lanciata da Rashid non passa certo inosservata: anzi, in diversi casi assistiamo a “giochi irriverenti” che richiamano categorie estetiche proprie di una superficie ceramica, come le fughe e la riflessione.

Uno spunto innovativo di cui tenere conto, quindi, e allo stesso tempo un’esortazione a comprendere il reale “quid” della ceramica, ovvero la sua elevata, e per certi versi impareggiabile, complessità tattile e luminosa.


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