Realizzare rivestimenti in ceramica su Second Life con le Pareti d’Autore DesignTaleStudio

giovedì 6 settembre 2007

Pareti d'Autore

Il problema fondamentale che abbiamo incontrato nell’allestimento della mostra “Meta Design” è stato quello di ricreare in modo fedele l’effetto estetico che le ceramiche DesignTaleStudio offrono nel mondo reale. Le Pareti d’Autore erano allo stesso tempo la superficie di rivestimento principale dell’ambiente e l’opera d’arte in mostra, quindi dovevano “uscire” al meglio, senza compromessi.

La maggior parte dei pavimenti e rivestimenti d’interni che vediamo su Second Life rientra in due categorie: gli “insignificanti” (superfici piatte, caratterizzate da un minimalismo “di comodo” e prive di una ricerca estetica di base), e i “grotteschi” (texture che tentano a fatica di emulare con immagini fotografiche ripetute i materiali reali, come parquet, marmi e pietre). Forse, al momento, le realizzazioni più interessanti sono quelle che utilizzano materiali semitrasparenti opachi, come grandi vetrate poco riflettenti e pannelli di plastica.

La ceramica si è rivelata ancora molto difficile da utilizzare su Second Life, ma con un po’ di fatica crediamo di essere riusciti a ottenere un risultato decisamente superiore alle aspettative. Il concetto tradizionale di ceramica, cioè la piastrella smaltata di piccolo formato, secondo noi tende a far ricadere nel grottesco, soprattutto quando la superficie è riflettente e lo schema di posa dà molto l’effetto di “griglia”. Il risultato è un murales di tante immagini uguali ripetute, in cui le qualità luminose che ha la piastrella nel mondo reale vengono ridotte a forme geometriche biancastre che si ripetono meccanicamente in modo innaturale. Con i grandi formati questo problema viene un po’ ridotto, ma rimane presente: meglio usare quindi prodotti opachi, in cui è la grafica che domina sugli effetti materici tattili e visivi.

Diverse lastre disegnate dai personaggi famosi in esposizione, come quelle di Rashid, Fiorucci e Bermudez, avevano proprio queste caratteristiche, e infatti è stato abbastanza semplice esporle in modo efficace. Diverso è il discorso per il totem di De Lucchi e soprattutto per le Pareti d’Autore DesignTaleStudio, in cui gli effetti luminosi e materici della superficie tridimensionale dovevano essere presenti. La soluzione che abbiamo escogitato è stata quella di impiegare fotografie dei prodotti in cui i riflessi siano parzialmente attenuati. Nel caso dell’opera di De Lucchi la superficie delle lastre è un’unica immagine creata in precedenza in Photoshop ritarando la luminosità globale delle foto di partenza, che era addirittura una foto “naif” scattata da noi allo scorso Design On Stage. Le Pareti d’Autore, in particolare quelle “infotografabili” perché estremamente cangianti come le Gold e le Platinum, funzionano meglio come decoro che come fondo ripetuto. Dopo essere state leggermente corrette al computer, e caricate alla massima risoluzione consentita da Second Life, viste da lontano mostrano tutta l’eleganza del loro disegno, e da vicino il fascino della loro sensibilità al tatto e alla luce.

DesignTaleStudio, Second Life e l’architettura virtuale del metaverso: alcune riflessioni

martedì 4 settembre 2007

Architettura virtuale nel metaverso

Un recente articolo di Stefano Bernuzzi per Archinfo fa il punto della situazione in merito allo stato dell’architettura e del design nel contesto virtuale di Second Life. Un articolo che ci ha fatto molto riflettere, di cui consigliamo la lettura a tutti i professionisti e appassionati di architettura.

Dopo aver raccontato di alcuni interessanti concorsi ed esperimenti svoltisi di recente, l’articolo passa in rassegna le principali opportunità e problematiche che caratterizzano attualmente il metaverso. Bernuzzi si lamenta di come siano ancora pochi gli architetti che si sono dimostrati in grado di cogliere le potenzialità di Second Life per la sperimentazione, la presentazione e il testing di soluzioni radicalmente creative e innovative; per non parlare, aggiungo io, della progettazione di ambienti virtuali destinati a “esperienze” tridimensionali che si compiono unicamente nel metaverso, e che non sono quindi simulacri e prototipi di situazioni “real life”. Altro problema, quanto visto finora difficilmente si discosta dagli archetipi e dai concetti dell’architettura reale, molto spesso basati su vincoli d’utilizzo che in realtà svaniscono nel mondo virtuale, sostituiti da altri. Eppure l’articolo non manca di evidenziare anche come, nella “Linden Economy” (che invece tanto virtuale non è), la progettazione architettonica e la realizzazione di edifici stia diventando una delle attività più richieste e remunerative, e quindi, in prospettiva, concorrenziali. In sostanza, bisogna darsi una mossa.

Alla luce di tutto questo, crediamo che per un’azienda che produce materiali per l’architettura e l’edilizia come la nostra, e in particolare per il suo laboratorio creativo votato per definizione alla ricerca e all’innovazione estetica di prodotto, sia essenziale porsi in un’ottica aperta e possibilista nei confronti dell’architettura virtuale. Dobbiamo sforzarci di uscire dalla nostra cultura tradizionalmente “materiale”, e provare a concepire il prodotto ceramico non più solo come oggetto tangibile (logica del “pallet”), ma anche come puro oggetto estetico (logica del “file”).

Abbiamo già parlato della fiducia che come Refin e DesignTaleStudio riponiamo nei confronti della “metaverse architecture” come terreno di sperimentazione creativa, prototipazione e presentazione di progetti. La mostra “Meta Design” è stata il nostro primo esperimento di impiego di lastre virtuali in ceramica e gres porcellanato per rivestimenti e pavimenti destinati a Second Life. Il nostro lavoro adesso procede, parallelamente all’evoluzione del motore di rendering del metaverso di Linden Labs: riteniamo infatti che solo dopo aver creato degli interni ed esterni finalmente convincenti sarà possibile elaborare nuove soluzioni davvero innovative e utili per l’architettura virtuale. Nei prossimi giorni vi esporremo alcune osservazioni in merito che abbiamo elaborato nel corso del nostro lavoro con Second Life, e che ci auguriamo potranno essere utili a tutti gli architetti che si stanno affacciando sui mondi virtuali.

Ginza Tanaka e il bikini d’oro

mercoledì 4 luglio 2007

Il bikini d'oro di Tanaka

Su Repubblica.it oggi è uscita la notizia, con relativo video, della nuova stravagante proposta del famoso gioielliere giapponese Ginza Tanaka: un bikini realizzato interamente in oro a 24 carati, del valore di ben 82 mila dollari.

Il Giappone, si sa, è la culla del mercato del lusso: da solo copre infatti il 40% del segmento. E lo stesso Tanaka non è nuovo a provocazioni di questo tipo, basti pensare alla borsetta in platino tempestato da 2.182 diamanti (valore 1,63 milioni di dollari), oppure all’albero di Natale in oro massiccio (21 chili, valore 850 mila dollari). A differenza dei suoi predecessori, però, a mio parere la carica provocatoria dell’oggetto-costume da bagno si fonda su almeno tre aspetti peculiari.

In primo luogo si tratta di un indumento la cui destinazione d’uso prevede una continua esposizione al sole e un prolungato contatto con l’acqua, e quindi intrinsecamente soggetto al deperimento e alla perdita di valore. Inoltre, un costume è quanto di più soggetto alle dimensioni corporee di chi lo indossa: cosa succede all’aumentare della taglia, aumenta anche il prezzo? Infatti a differenza dei tessuti comuni, anche i più preziosi, un seppur infinitesimale aumento di quantità d’oro dovrebbe comportare necessariamente un significativo incremento del prezzo di produzione. Infine, visto che la moda proprio in questa prima metà del 2007 sta vivendo il “periodo dell’oro”, possiamo leggere nell’idea di Tanaka una provocazione rivolta anche direttamente a stilisti e case di moda, come a dire: voi richiamate l’oro come effetto materico ed estetico, mentre io, che invece sono un vero “artista dell’oro”, ho il diritto di utilizzarlo davvero in un mio progetto, senza bisogno di surrogati tessili.

Non sorprende quindi che il bikini d’oro stia facendo molto discutere nella blogosfera, ad esempio a proposito della sua effettiva utilizzabilità, e ironizzando sul costo che dovrebbe avere per donne particolarmente sovrappeso; ma in ultima analisi, è la moralità che sta dietro a una proposta del genere che suscita i maggiori interrogativi. Comunque, per chi volesse davvero fare colpo sulle spiagge dell’estate 2007… l’online store di Ginza Tanaka è solo a un clic di distanza.

[tags]Oro, Tanaka, Ginza Tanaka, bikini, moda, estate 2007, costume da bagno[/tags]

Il nuovo lusso

venerdì 29 giugno 2007

Ho cercato di rielaborare alcune informazioni ed opinioni che vi propongo come spunti di riflessione sul modo in cui oggi ci poniamo nei confronti degli oggetti che “ci servono” nella nostra vita quotidiana.

In un mondo che, possiamo dire banalmente, sta cambiando rapidamente e in cui in particolare la globalizzazione e la rete hanno effettivamente stravolto le leggi del mercato, sembra perdere di significato il concetto di “mercato di massa”, mentre sempre più spesso è il singolo individuo/consumatore che crea il suo micro-mercato personale.

È sempre più difficile identificare dei gruppi di consumatori dai gusti omogenei (il classico “Target” sempre citato dagli esperti di marketing) mentre l’IO, tanto caro a tutti coloro che sono o si improvvisano psicologi, è tornato sulla scena e sono effettivamente sempre più le singole persone con la loro creatività e i loro gusti ad influenzare o ispirare le aziende nella creazione di nuove proposte in tutti i campi.

Le persone sembrano oggi meno imbarazzate (o forse sono addirittura orgogliose) a mostrare se stesse nel modo esatto in cui sono e tendono a rifiutare esplicitamente (salvo poi a volte abbracciarla inconsapevolmente…. ma questa è un’altra storia) l’omologazione di massa e dunque a rifiutare, nello specifico dell’acquisto di oggetti, gli stili “pre-masticati”. Oggi in effetti la persona sceglie più autonomamente, mixa con meno imbarazzo stili differenti, sceglie la marca oggi e la snobba domani, non subisce ma osserva, raccoglie solo ciò che gli piace e, sempre più spesso, crea.
Una cosa molto interessante è anche il fatto che, grazie soprattutto a mezzi di comunicazione ormai assolutamente, potremmo dire, “sferici”, cioè non limitati territorialmente, ma neppure a livello di tutte le altre variabili, gli individui hanno sempre più spesso atteggiamenti di acquisto e di consumo che trascendono la nazionalità, l’età, le tradizioni, il livello culturale.

Per rimanere “in tema” rispetto agli argomenti trattati in questo nostro sito, mi sembra di poter dire, anche sulla base di quanto letto in giro, che i prodotti e i servizi che nella nostra mente vengono vissuti come “lusso” possono avere oggi connotati anche diversi rispetto al passato e che dunque nel “lusso” vengono annoverati anche oggetti che prima non erano accettati. Infatti oggi il lusso può essere inteso anche come:

  • non più ostentazione o status symbol, ma oggetto relazionato al singolo, e quindi che trae il proprio valore dall’esperienza unica e intensa che ciascuna persona vive attraverso l’oggetto (anche se quasi sempre basata su valori socialmente condivisi)
  • emozione unita a innovazione
  • personalizzazione, con oggetti che sono (o danno l’impressione di essere) realizzati solo per me

Sotto questa luce, si può anche dire che, almeno per alcuni, non è centrale la ricerca della perfezione perseguita dal progresso, ma rivestono crescente interesse il valore della natura, i ritmi lenti, le cose “vere” e, proprio perché tali, imperfette. I prodotti artigianali sono sempre uno diverso dall’altro, presentano sempre piccole imperfezioni o difetti che li rendono UNICI e assolutamente inimitabili.

Le persone, che preferiscono oggi non nascondere le proprie “imperfezioni” ma anzi valorizzare la propria complessità, riflettono questo atteggiamento anche in quello che acquistano. Riconoscersi in ciò che si acquista significa anche cercare la personalizzazione dell’oggetto, rifiutando, come abbiamo detto, l’omologazione, i preconcetti, gli stili “dettati” da altri, gli status symbol e, di contro, volersi esprimere e circondarsi di ciò che ci rappresenta, per condividerlo con gli altri ed arricchirsi dalla condivisione di gusti e valori personali e differenti.

L’uso dell’oro nella scultura di Giuliano Vangi: “Il Nodo”

giovedì 7 giugno 2007

Chi nelle ultime settimane ha avuto l’occasione di passare in Piazza Garibaldi a Parma non può non essersi fermato almeno un minuto a osservare le sculture di Giuliano Vangi esposte sotto i Portici del Grano.

Tra le opere esposte in Piazza (la parte principale della mostra è in Galleria San Ludovico), “Il Nodo” è sicuramente quella che attira maggiormente l’attenzione dei passanti. Si tratta di una scultura in acciaio inox e oro raffigurante due giovani, un uomo e una donna, che corrono uniti verso il futuro. E proprio l’uso dell’oro, a mio parere, è molto interessante nel contesto della nostra discussione di questo periodo nel nostro blog.

Mentre l’acciaio plasma la scultura per gli aspetti formali e plastici, rendendola molto riconoscibile grazie alla superficie estremamente luminosa e riflettente, l’oro può essere notato solo da vicino, dal momento che è usato, in piccolissime quantità, per sottolineare e impreziosire i dettagli dei volti e del velo tenuto in mano dalla ragazza. Un uso molto raffinato, quindi, quasi “spirituale”; riprendendo le parole del critico Luciano Caramel, una “rarefazione del quotidiano” ben lontana dal chiasso visivo e dall’idea di lusso sfrontato che spesso contraddistinguono gli oggetti d’oro che vediamo in giro.

È molto difficile fotografare Il Nodo, perché a ogni angolatura cambia la percezione dei colori e delle forme. Ma, forse proprio per questo, è molto facile emozionarsi e dimenticarsi del passare dei minuti quando si sta ad osservarla. Fino al 10 giugno c’è ancora tempo per vederla esposta a Parma.

Su DesignTaleStudio inizia il periodo dell’oro

giovedì 24 maggio 2007

Oro

Come preannunciato nell’ultimo post, d’ora in poi il blog adotterà la consuetudine di lanciare periodicamente dei temi di discussione, su cui per un certo arco di tempo saranno incentrati i post: temi legati al design, all’architettura, alla creatività, al mercato… e ovviamente alla ceramica.

Il primo tema su cui vogliamo concentrarci è l’impiego di texture riferite a metalli preziosi nel design, in particolare l’oro. Una scelta che sembra da sempre dividere il mondo in due parti: chi vede nell’oro il materiale divino, assoluto e ineffabile, e chi invece lo considera semplicemente il simbolo dello sfarzo, dell’eccesso e della pura voglia di apparire.

L’oggetto d’oro è da sempre la “ciliegina sulla torta”, l’accessorio prezioso che comunica qualcosa di importante e unico. Saper lavorare l’oro è prerogativa solo di maestri artigiani dalla lunga tradizione; possedere ed esibire oro è segno di ricchezza e distinzione da chi, purtroppo, “non può”.

Ma in questa primavera 2007 sembra di assistere a una mutazione del carattere estetico dell’oro. La moda di massa è dominata dall’oro, basta guardare le vetrine per rendersene conto. Addirittura leggevo su un numero recente di Repubblica Affari & Finanza che ogni 37 minuti su eBay viene venduto un paio di sneakers di colore oro, o comunque con texture “preziosa”.

Per due stilisti notoriamente controversi come Dolce & Gabbana si tratta del “colore della positività, del sole, del lusso e di una nuova dolce vita”, dotato di un potenziale comunicativo tale da ispirare addirittura la creazione a Milano del primo concept restaurant D&G. Noi stessi, quando abbiamo deciso di progettare le Pareti d’Autore Gold e Platinum, volevamo creare un oggetto di lusso, estremo, volutamente “non per tutti”, che potesse rappresentare un archetipo di eleganza e prestigio assoluti; ma eravamo ben consci del forte rischio di scivolare nel kitsch.

Le nostre Pareti non sono semplicemente “dorate” con un procedimento di verniciatura: esse contengono oro puro a 24 carati, e per questo sono prodotte in tiratura limitata, a mano, come se fossero gioielli. Abbiamo riflettuto a lungo sull’ossimoro di fondo di realizzare un prodotto deliberatamente fuori mercato, ma allo stesso tempo alla moda. E abbiamo combattuto strenuamente contro il carattere imprevedibile di un materiale costosissimo e usato raramente in ceramica.

Molti designer oggi scelgono l’oro per comunicare il gusto dell’eccesso dei nuovi ricchi emersi dalle nuove potenze economiche alla ribalta; ma allo stesso tempo la stessa “vecchia” borghesia occidentale, che ne ha sempre fatto uso per distinguersi, continua a considerarla un elemento cardine della propria estetica.

Allora, non è forse l’oro LO status symbol per eccellenza, usato dalle classi emergenti di tutte le generazioni per veicolare la loro condizione sociale di vantaggio appena raggiunta? O invece nel tempo è diventato una finitura banale e cheap, adatta solo per chi si accontenta di esprimere la propria personalità con qualcosa di luccicante e costoso? È possibile progettare ambienti eleganti e raffinati utilizzando l’oro, o si è destinati a scadere comunque nel pacchiano?

Rifletteremo su questi temi nelle prossime settimane, ascoltando le testimonianze di personaggi che sul valore culturale dell’oro, a loro volta, hanno già dovuto riflettere a lungo.