Ceramica e cambiamenti climatici: un nuovo canovaccio

giovedì 15 ottobre 2009

In occasione del Blog Action Day 2009, incentrato sul tema del cambiamento climatico e del surriscaldamento planetario, ci sembra giusto spendere due parole sulle problematiche ambientali legate alla produzione di ceramica.

La casa madre di DesignTaleStudio, Refin Ceramiche, ha prestato molta attenzione negli ultimi tempi al tema dell’ambiente. Dalle collezioni Eco-Leader e Stone-Leader, il cui particolare processo produttivo le rende compatibili con la certificazione LEED, a importanti iniziative per gli architetti come “Progetto sostenibile”. Un approccio ben sintetizzato nel minisito We Care lanciato nella primavera di quest’anno.

È importante notare come anche il marchio DesignTaleStudio, nel suo richiamo all’artigianalità, sia intrinsecamente votato a valori ambientalisti, rispecchiati ad esempio dalla limitazione delle emissioni e dalla riduzione dell’impatto dei trasporti. Secondo noi infatti è ancora una volta la creatività l’unica risposta possibile al difficile momento attuale: mantenere solo il lato buono del modello industriale, quello legato alla pianificazione e alla qualità, cercando allo stesso tempo soluzioni inedite nell’ambito di un nuovo “canovaccio” in cui la consapevolezza ambientale è sì un vincolo, ma anche e soprattutto uno spunto creativo.

Basti pensare alle tante forme di arte riciclata, oppure nel campo ceramico ad artisti di nicchia come Sarah Cihat, che “riabilita” piatti di seconda mano ridipingendoli, rismaltandoli e ricuocendoli. Qui il tema del riutilizzo, fondamentale per la riduzione dell’impatto climatico, diventa addirittura la componente fondamentale di una nuova estetica che “remixa” il vecchio per creare il nuovo.

La ceramica italiana tra design, artigianalità e personalizzazione

mercoledì 14 gennaio 2009


Nella foto: ceramiche DesignTaleStudio realizzate su misura per il mercato francese mentre escono dai forni.

La spinta verso la personalizzazione del prodotto è una delle caratteristiche più evidenti dei mercati contemporanei. È sufficiente riflettere un attimo sulla lista sempre più impressionante di optional applicabili a una nuova automobile, o sul fenomeno dell’aumento esponenziale del numero di collezioni, colori e finiture proposte dalla filiera della casa (arredamento, infissi, pavimenti e rivestimenti…). Ma anche l’editoria ha conosciuto il print-on-demand, esemplificato alla grande da Lulu.com, sito attraverso il quale è possibile stampare il proprio libro senza l’intermediazione di un editore. Per non parlare dei media elettronici, caratterizzati sempre più dal paradigma dello user generated content, basti pensare a Wikipedia o a Current.tv.

Anche noi di DesignTaleStudio, probabilmente unici nel nostro settore, da un paio d’anni prendiamo in considerazione la possibilità di produrre piccole quantità di ceramiche a richiesta; anche su disegno proposto dal cliente, previo studio di fattibilità. Ma anche nel nostro campo la tecnologia marcia a passi da gigante: di recente, ad esempio, gli architetti tedeschi Maier & Marom hanno brevettato un sistema di stampa digitale diretta su superfici in calcestruzzo, lasciando così intravedere la possibilità di un flusso di lavoro ancor più diretto e semplificato, in cui la “stampa” su un materiale edile corrisponderà più o meno a quella su una t-shirt o su una torta di pasticceria.

Oggi i consumatori sono entrati in una nuova fase di maturità: sempre meno “massa” e sempre più “individui”, ricercano la qualità tipica dei processi produttivi industriali più evoluti, ma allo stesso tempo vogliono svincolarsi da un’idea di design come pratica esclusiva di un’élite di creativi e trend-maker professionisti. Sanno quello che vogliono, si fidano del proprio gusto o comunque traggono soddisfazione dall’esperienza di contribuire attivamente alla genesi del prodotto, e di entrare in possesso di un oggetto unico e irripetibile.

Del resto, pensiamo un attimo agli esperimenti di autoprogettazione di Enzo Mari degli anni ’70. Una visione che, sebbene nata come momento di rottura e provocazione culturale, contribuì in modo determinante a definire il design Made in Italy nella sua componente più “artigiana”, e per questo ancora oggi estremamente moderna.

Il confine tra prodotto artigiano e amatoriale è molto sottile. Esso è determinato proprio dalla cultura e dal know-how messi in campo dall’azienda, che deve farsi interprete di esigenze e gusti estetici sempre più segmentati ed evoluti. Un ruolo sicuramente non semplice: ma il futuro del Made in Italy, tradizionalmente fondato proprio su una sensibilità di questo tipo, passa necessariamente per questa strada.

DTS, il 2009 e il “new luxury”

mercoledì 17 dicembre 2008

Il quotidiano La Stampa è uscito di recente con un inserto molto interessante dedicato al mercato del lusso, intitolato “Il meglio della vita”. Una carrellata di sguardi alle novità e ai trend più attuali di settori come moda, casa, viaggi e gioielli, preceduto da un onesto e costruttivo editoriale di Elena Sutti in cui si affronta il tema del lusso nell’attuale situazione di crisi dei mercati internazionali.

L’articolo commenta i principali interventi del recente Fashion Global Summit 2008 organizzato da Class Editori in collaborazione con Wall Street Journal, Camera Internazionale della Moda e Merrill Lynch, in cui diversi grandi nomi del Made in Italy si sono confrontati sull’importanza del design, della ricerca e della qualità come tratti distintivi di questa nicchia, prima ancora dell’aspetto strettamente economico. Alcune esperienze recenti, come il successo nel mercato arabo di Poltrona Frau, il ritorno alla produzione in Italia da parte di alcuni brand importanti della moda e l’attenzione crescente da parte dei giovani verso il prodotto esclusivo, sono il segno dell’affermazione di un nuovo concetto di lusso, che recuperando il valore della sperimentazione e dell’artigianato di qualità si sta dimostrando in grado di resistere alla crisi.

Il mercato del lusso, una delle nicchie a cui DesignTaleStudio si rivolge fin dall’inizio, basti pensare a un prodotto come le Pareti d’Autore Gold. Ironia della sorte, c’è addirittura questo vecchio post di giugno 2007 intitolato proprio Il nuovo lusso, in cui si richiama esplicitamente il concetto di artigianato come valore fondante del progetto DTS.

Ora, tutti sanno che l’industria ceramica italiana sta soffrendo in modo particolare la congiuntura economica attuale. Ma è proprio nelle situazioni difficili che, sulla spinta della passione e della creatività, si produce innovazione e si rimette in moto la macchina. I progetti più recenti di DTS, come la collaborazione con Karim Rashid, stanno proprio a testimoniare questa nostra convinzione, e la determinazione ad affrontare a testa alta i mesi a cui andiamo incontro.

Ripensando a Karim Rashid e Kasa Digitalia

mercoledì 23 luglio 2008

Una delle principali attrazioni dello scorso Fuorisalone è stata sicuramente “Kasa Digitalia”, l’installazione progettata da Karim Rashid (vecchia conoscenza di DTS) per Abet Laminati alla Triennale. Un’esplosione di forme e colori inusuali pienamente nello stile del designer egiziano-americano, senza dubbio uno dei principali trend-setter dell’estetica globale contemporanea. Abbiamo ripreso in mano le foto scattate durante la nostra visita, e da lì sono partite alcune riflessioni.

Questa installazione era realizzata interamente con superfici laminate, soluzione tradizionalmente più economica di un laccato o una ceramica, ma che grazie alle sue caratteristiche di luminosità e continuità superficiale può offrire soluzioni esteticamente molto interessanti e fuori dagli schemi. Anche per chi lavora con altri materiali infatti la provocazione qui lanciata da Rashid non passa certo inosservata: anzi, in diversi casi assistiamo a “giochi irriverenti” che richiamano categorie estetiche proprie di una superficie ceramica, come le fughe e la riflessione.

Uno spunto innovativo di cui tenere conto, quindi, e allo stesso tempo un’esortazione a comprendere il reale “quid” della ceramica, ovvero la sua elevata, e per certi versi impareggiabile, complessità tattile e luminosa.

Trascreativity: appunti sparsi su creatività e trasgressione

mercoledì 12 marzo 2008

Trascreativity è il nome dell’installazione DesignTaleStudio per il Fuorisalone 2008, che si terrà nel piazzale antistante la Triennale di Milano dal 16 al 21 aprile. Trascreativity è la fusione di “trasgressione” e “creatività”, i due concetti chiave che approfondiremo con i designer e gli architetti che interverranno. Durante i nostri brainstorming ci siamo annotati queste cose.

Non sono uno storico dell’arte, ma ho la sensazione che si sia cominciato ad associare in pianta stabile i due concetti di creatività e trasgressione solo a partire dal secolo scorso. Voglio dire, non prima di Dada, del cubismo, del futurismo, dell’arte concettuale. Solo a quel punto la trasgressione è diventata a tutti gli effetti codice.

Trasgressione nel linguaggio, trasgressione nel riferimento a schemi e valori culturali condivisi, trasgressione nello stile di vita. Trasgressione spesso studiata a tavolino come reazione allo status quo, ma anche fenomeno spontaneo, istintivo, meravigliosamente naturale.

Trasgressione che a volte è fine a se stessa, maschera superficiale per attirare visibilità a buon mercato su opere prive di talento. Ma che sa essere anche innovazione, affermazione di qualcosa che prima non c’era, rivoluzione. Creazione, in senso quasi divino.

La trasgressione non è inerente la creatività. È solo uno dei suoi strumenti, forse il più potente, complesso e controverso.
Anzi, ci ho ripensato. La trasgressione non è il mezzo della creatività, è il suo fine.

Una visita al Triennale Design Museum

giovedì 10 gennaio 2008

La settimana prima di Natale ho approfittato di un mercoledì pomeriggio libero a Milano per visitare il Museo del Design alla Triennale. Paolo, il nostro direttore marketing, era stato all’inaugurazione del 6 dicembre, ma chiaramente il momento peggiore per apprezzare una mostra è proprio il giorno di apertura… fortunatamente invece quando sono andato io non c’era tanta gente, e ho avuto tutto il tempo per camminare avanti e indietro, riflettere, prendere appunti, proprio come piace a me.

Entrato in Triennale mi sembrava di essere un po’ a casa: il Museo progettato da De Lucchi, la mostra di Fiorucci al piano di sotto… ma non è tutto. All’inizio eravamo praticamente in tre in tutto il museo: io e un famoso designer indiano, con interprete a fianco. Chi era il designer? Ironia della sorte, un’altra nostra vecchia conoscenza: Satyendra Pakhalé, che proprio in Triennale partecipò alla giornata di sabato di Design On Stage. Ottimo presagio.

Come sappiamo, il Museo non è organizzato come una tradizionale esposizione permanente, ma offre una serie di “temporanee lunghe” di circa un anno. La prima è dedicata alle “ossessioni” del design italiano: un percorso che si snoda lungo sette spazi tematici, in cui sono esposti oggetti che hanno fatto storia a partire dagli anni ’30, ulteriormente esaltati da installazioni video di alcuni tra i principali registi italiani (Olmi, Martone, Luchetti, Corsicato…). Ad accoglierci all’ingresso, una roboante installazione di Peter Greenaway dal titolo Ouverture. Fiato alle trombe! 2000 anni di creatività italiana.

In attesa di approfondire alcuni aspetti nei prossimi post, mi limito a un’opinione generale sulla mostra. La mia esperienza è stata sicuramente emozionante: l’interpretazione storiografica del curatore Andrea Branzi, che a prima vista appare un po’ criptica, in realtà consente di astrarre le opere dal loro contesto d’uso originario trasformandoli in puri oggetti culturali, dotati di un valore simbolico intrinseco che li rende unici indipendentemente da chi-li-ha-progettati-quando. L’allestimento consente vari livelli di lettura, da quello più strettamente estetico a uno più tecnico da addetti ai lavori, ma secondo me pecca in un paio di aspetti: i video dei registi italiani non possono essere apprezzati a dovere, perché proiettati su vaste superfici ma in spazi ridotti, mentre le presentazioni che girano nei mini-display video informativi accanto alle opere sono graficamente scadenti e troppo lunghi e articolati per essere fruibili. Peccato anche che quel giorno la sezione dedicata alla luce fosse chiusa per lavori.

Ecco qualche altro parere riguardo il Triennale Design Museum:

(UPDATE: ne ha parlato anche Blogosfere Design & Style)

In memoria di Ettore Sottsass

mercoledì 2 gennaio 2008

Ieri mattina ci siamo svegliati tutti con una brutta notizia: nelle ultime ore del 2007 è morto Ettore Sottsass, decano e guru del design italiano.

Proprio mentre il presidente Napolitano nel suo discorso di fine anno fa appello alla creatività italiana, con Sottsass viene a mancare una delle nostre più grandi menti creative contemporanee, un talento a 360 gradi capace di misurarsi costantemente con la modernità, di mettersi continuamente in discussione e di sapersi confrontare con i migliori talenti delle nuove generazioni. Come furono, in momenti diversi, Michele De Lucchi, Andrea Branzi, Matteo Thun e Aldo Cibic, per menzionare solo alcuni dei principali “figli” di Sottsass.

Ci piace ricordare che fu proprio la ceramica uno dei principali materiali di espressione di Sottsass: in questo senso vale la pena di ricordare la lunga collaborazione con Bitossi negli anni ’50 e ’60, orientata soprattutto alla realizzazione di vasi e complementi d’arredo, che lo lanciò nell’Olimpo del design italiano.

Ecco alcuni link da consultare:

Ceramica, ecologia, bioarchitettura, bioedilizia: il ruolo di DesignTaleStudio

lunedì 15 ottobre 2007

Cogliamo l’occasione del Blog Action Day, che quest’anno è incentrato sul tema dell’ecologia, per iniziare ad affrontare un tema molto sentito da DesignTaleStudio, e in generale dall’architettura contemporanea: il tema cioè della bioedilizia, e in generale dell’adozione di materiali eco-compatibili come pratica fondante per il design.

Il problema dell’ambiente, come sappiamo, è (o dovrebbe essere) sempre più al centro dell’agenda politica mondiale: basti pensare alla recente attribuzione del premio Nobel per la pace ad Al Gore e alla sua campagna di sensibilizzazione sul riscaldamento globale e i dissesti climatici. Nel mondo dell’industria ceramica i temi “caldi” dal punto di vista dell’ecologia sono i consumi energetici, l’inquinamento, l’estrazione di materie prime. Tutte le principali aziende del settore negli ultimi anni si sono mosse da questo punto di vista, e tra queste Refin è stata tra le prime a ottenere l’importante certificazione Ecolabel, che ne “attesta i progressi registrati nella selezione delle materie prime, nella maggiore efficienza di utilizzo delle risorse energetiche ed idriche, nella drastica riduzione delle emissioni inquinanti e nel forte incremento delle attività di riciclo dei materiali”.

In questo contesto DesignTaleStudio vuole essere portatore di una nuova filosofia produttiva che, richiamando i valori dell’artigianalità e della produzione su bassa scala, intende mettere in discussione le logiche produttive apparentemente immutabili dell’industria. Come nel mondo della ristorazione si è fatto strada negli ultimi anni il concetto di “Slow Food“, incentrato su una cultura di qualità, creatività e genuinità in opposizione alla “barbarie” del fast/junk food, così noi vorremmo essere i portavoce di un approccio slow al design, come unione di ricerca, sperimentazione e unicità. Un approccio che riteniamo fondamentale soprattutto in un momento come questo, in cui il mercato è invaso da prodotti di provenienza asiatica di cui è difficile tracciare la qualità.

La nostra è la lentezza di chi non ha bisogno di andare forte. “Recuperare la giusta misura, riconquistare la sapiente lentezza dell’artigiano. Sostituire il frastuono delle macchine al fruscio dei pennelli per un nuovo concetto di arte, creatività e sperimentazione”: così recita il nostro nuovo catalogo introdotto al Cersaie, e crediamo che siano anche questi i valori da recuperare per un design che sia davvero sostenibile ed eco-compatibile.

Pavimenti in gres porcellanato virtuale per Second Life e architetture del metaverso

venerdì 14 settembre 2007

Pavimenti in gres porcellanato per Second Life

Inizialmente la pavimentazione della Monslab Gallery Porto Venere, la galleria d’arte che ospita la mostra “Meta Design” di DesignTaleStudio, era realizzata in porfido, come il resto della zona Portobello di Porto Venere. Ma durante l’allestimento ci siamo detti: perché non posare delle lastre in gres porcellanato di grande formato, proprio come facciamo solitamente nei nostri progetti nel mondo reale?

Sicuramente prendere questo tipo di decisioni su Second Life è molto semplice, perché non ci sono bancali da movimentare. Le qualità tecniche del gres porcellanato (robustezza, resistenza agli acidi e al gelo, scarsa capacità di assorbimento, pulibilità…) chiaramente perdono senso in un ambiente virtuale, e l’unico criterio di valutazione diventa quello della piacevolezza estetica. Come si fa pertanto a far “uscire” le lastre in modo visivamente convincente e fedele all’originale? Dopo aver effettuato alcune prove con le collezioni della nostra casa madre Refin di stile moderno, quelle che solitamente affianchiamo alle lastre DesignTaleStudio, abbiamo scelto le Velvet Ground Grafite. Sono lastre di grande formato opache di colore scuro, che quindi esaltano la luminosità delle opere esposte e creano discontinuità con l’ambiente esterno, in modo tale da marcare visivamente la soglia d’ingresso nella galleria, che non prevede porte.

Tecnicamente la prima soluzione che abbiamo tentato è stato di ripetere più volte l’immagine di una lastra singola importata come texture, ma ci siamo accorti che con il motore di rendering di Second Life non si riesce a gestire in modo soddisfacente la stonalizzazione. Dopo vari tentativi abbiamo realizzato un’unica immagine di texture per ciascun fondo, in cui è stato simulato lo schema di posa in Photoshop disegnando fughe molto leggere all’interno dell’immagine molto grande di un unico “minimale” di lastra. Caricando nell’editor di Second Life l’immagine alla risoluzione massima consentita abbiamo potuto ottenere un pavimento finalmente soddisfacente. In questo modo abbiamo anche potuto risparmiare sul numero di prims, e così ci siamo potuti permettere i bicchieri da cocktail sul tavolino…

I grandi formati in architettura: il Centro Congressi di Merida di Nieto e Sobejano

mercoledì 12 settembre 2007

Merida

Uno dei concetti chiave su cui lavoriamo fin dall’inizio all’interno di DesignTaleStudio è quello di “grande formato”: non a caso infatti le Pareti d’Autore sono 120×60 cm, probabilmente tra i prodotti più grandi tra quelli proposti attualmente dall’industria ceramica. Siamo convinti dell’opportunità di seguire questa strada perché secondo noi i rivestimenti di grande formato possono offrire agli architetti delle possibilità espressive inedite, consentendo loro di concepire superfici ceramiche che sfuggono in parte alla logica tradizionale della “griglia” visiva imposta dall’intersezione delle fughe tra piastrelle, e permettono di caratterizzare gli ambienti in modo unico con il solo rivestimento, anche un solo pezzo.

Sempre a proposito di grandi formati, ci siamo trovati di recente a discutere del Centro Congressi di Merida, progettato dagli architetti Nieto e Sobejano (oltre alla scheda sul sito degli architetti, vi consigliamo di guardare anche queste belle foto dell’edificio su Flickr). Il rivestimento esterno è realizzato con grandi lastre di cemento su cui è riprodotta, in negativo, una parte della pianta della città. Le lastre sono state realizzate a partire da cinque diversi calchi in gomma, tutti derivati da un’unica lastra concepita per l’occasione dalla scultrice Esther Pizarro: disposte in quattro combinazioni-base, queste lastre creano un effetto particolarissimo e inconfondibile, riuscendo a far diventare in breve tempo l’edificio uno degli emblemi dell’architettura spagnola contemporanea.

L’aspetto che ci pare più interessante, e al quale da sempre ci ispiriamo anche noi, è proprio questo tentativo di unire arte e “materia” edilizia, che ha permesso agli architetti di ottenere un rivestimento esterno assolutamente unico come effetto. E probabilmente ciò non sarebbe stato possibile utilizzando moduli di piccolo formato. DesignTaleStudio attualmente produce solo lastre per rivestimenti di interni, ma sappiamo benissimo che il gres porcellanato per le sue qualità è utilizzabile con successo anche per i rivestimenti esterni. Solitamente lo si usa come “surrogato” di marmi e pietre di cava, ma sicuramente offre potenzialità estetiche ben maggiori, ancora di più se lo paragoniamo al cemento… chissà che un giorno anche noi non arriviamo a proporre soluzioni per esterni.