Design On Stage: l’architetto Laura Villani racconta il proprio progetto di spazio espositivo

martedì 17 aprile 2007

A un giorno dall’inizio di Design On Stage, l’architetto Laura Villani, curatrice e progettista dello spazio espositivo, ci racconta le caratteristiche principali dell’evento e dell’allestimento.

L’evento Design on Stage 2007 al Museo della Triennale in occasione del Salone del Mobile di Milano presenta, in uno spazio da me progettato, con opere d’arte incastonate nella facciata del padiglione, la festosità di un luogo in costante dinamicità dove ogni giorno nuove star animano il palcoscenico che è anche salotto, set fotografico e sede di una mostra di design.

Le Pareti d’Autore sono state progettate da esponenti del gotha internazionale provenienti da ambiti artistici diversi quali architettura, design, arte, moda e musica. Gli straordinari artisti, autori delle pareti realizzate da Design Tale Studio per questa occasione, sono Sandra Bermudez (arte), Michele De Lucchi (design), Elio Fiorucci (moda), Peter Halley (arte), Romina Power (musica) e Karim Rashid (design), ognuno dei quali è, a turno, il protagonista di un incontro, relatori di una presentazione del proprio mondo creativo e soggetto privilegiato del set fotografico di Claudio Porcarelli, il celebre fotografo delle star presente con i suoi assistenti per realizzare una mostra work in progress che diventerà nel suo insieme il ritratto del mondo creativo 2007, presente al Salone, con una carrellata di personaggi ritratti che saranno raccolti in un libro.

Lo spazio espositivo assolve quindi a molte funzioni contemporaneamente, luogo di presentazione in anteprima della collezione di pareti d’autore, set fotografico dove il pubblico è spettatore della ripresa, sede della mostra in cui vengono presentati gli autori della collezione e i loro elaborati progettuali che hanno preceduto la realizzazione delle opere. Luogo che accomuna tanti modi diversi di interagire con l’arte, come spettatore, come autore, come visitatore e interazione tra le tante diverse discipline artistiche coinvolte e le rispettive costellazioni di appartenza di ciascun autore.

Gli arredi propongono, a loro volta, un uso traslato ed innovativo del rivestimento ceramico che diventa superficie levigata di elementi di arredo che hanno i bagliori e la capacità seduttiva di un involucro d’oro. Un coinvolgimento progettuale che mi ha visto operare su vari fronti curando la collezione, ma anche la progettazione del padiglione e dei suoi arredi, la presentazione degli autori e il work in progress fotografico nonchè gli incontri giornalieri con i vari autori.

Chicago Coverings: architettura desertica a Palm Springs

venerdì 13 aprile 2007

Ospitiamo con piacere un post dell’architetto Paolo Cermasi in cui racconta lo stand progettato per Refin/DesignTaleStudio in occasione della fiera Coverings, che inizierà a Chicago il prossimo 17 aprile.

Rendering del progetto di Pietro Cermasi

Il deserto, un limite del vivere umano, una metafora dell’astrazione mentale, una terra di nessuno, un non-luogo per mistici, scrittori, artisti e visionari. L’installazione di “Refin Ceramiche SpA”, creata da Paolo Cermasi, è un piccolo omaggio all’eredità straordinaria dell’architettura residenziale moderna creata da un gruppo di architetti e designers negli anni ’40 e ’50 a Palm Springs, nel deserto della California.

Per 20 anni, quel luogo è stato il centro della sperimentazione per il funzionamento della casa in un nuovo modo all’interno dell’ambiente. Fra macigni di roccia vulcanica, in un mondo interamente minerale, solo acciaio, cemento, vetro e piastrelle potevano sopravvivere.

Il deserto richiedeva un nuovo modo di pensare per poterlo abitare. Le notti di inverno invitavano il fuoco dei camini, le tende proteggevano dal sole le grandi superfici esterne piastrellate, luogo di incontro e condivisione dove voler essere e voler restare. Sotto gli enormi tetti piatti, le divisioni delle pareti mano a mano si assottigliavano fino quasi a scomparire rendendo le case trasparenti e prive di gravità.

L’”architettura desertica” occidentale aprì la strada alla corrente dominante della ricerca architettonica contemporanea.

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